Dramma d’identità nel Brutto Anatroccolo e in Calimero il Pulcino Nero

Carosello (Pubblicità)

Il dramma d’identità sia nel Brutto Anatroccolo e sia in Calimero il Pulcino Nero sono due esempi efficaci di come reagire alle avversità della vita.

La paura di non essere amati

Brutto-Anatroccolo-(la fiaba di Andersen)

Brutto Anatroccolo (la fiabia di Anderson)

Premessa

Vi ricordate quando da bambini e bambine i nostri genitori leggevano la fiaba di Andersen del Brutto Anatroccolo, prima di andare a dormire? Questa fiaba, risale al periodo dell’800, rappresentava il dramma d’identità di un’animale che non era accettato dal suo branco.

Il racconto, tratta dei temi che erano messi già in evidenza nella società dell’epoca  si può apportare un ulteriore analisi: in realtà fa da specchio ai bambini verso le tappe della propria crescita, indica la strada di non tradire le proprie origini o il proprio carattere o la propria natura.
Nella letteratura, è un tema ricorrente la paura di non essere amati e nei tempi degli anni’50 questo tematica è stato ripreso in chiave moderna ai fini pubblicitari.
Negli anni’50 la TV trasmetteva Carosello, sicuramente i genitori e nonni ricorderanno la magia della pubblicità!
Calimero il Pulcino Nero nasce nel periodo del boom economico dopo la guerra e come l’altro antagonista della nostra storia il Brutto Anatroccolo entrambi hanno il dramma d’identità che caratterizzano la narrazione. I quali useranno l’ingegno, il carattere per affrontare le difficoltà della vita.
Il dramma d’identità può creare empatia verso l’utente che trova un po’di sé in ambedue i protagonisti.  

In generale tutte le generazioni hanno un buon ricordo di Calimero perché è un’animale docile e pieno di positività che ti contagia facendo dimenticare per un po’ la paura di non essere amato.

La vita dell’autore

Il dramma d’identità è rappresentato all’interno della favola danese del  Brutto Anatroccolo di Hans Christian Andersen pubblicata l’11 novembre del 1843. L’autore pur di umili origini ebbe la fortuna  di avere i genitori amanti della cultura: il padre gli trasmise l’amore per il teatro, mentre la madre  per il folklore e i misteri fiabeschi. La vita di Andersen è stata costernata di brutti episodi tragici anche a causa della  sua bruttezza e la sua dichiarata omosessualità, ma durante il suo percorso ebbe un riscatto diventando un famoso commediografo e romanziere. Questa sua paura di non essere amato, l’ha riversata su questa fiaba, in modo sottile ed elegante, è lo specchio della sua vita. Morì a Copenaghen nel 1857. Il Brutto Anatroccolo fu riadattato in ambito cinematografico dalla Walt Disney realizzando due Sinfonie allegre basate su questa storia una in b/n nel 1931 e una in technicolor nel 1939. La secondo vinse il premio Oscar come miglior cortometraggio d’animazione con un bel lieto fine. Tutt’ora questa favola è riadatta e utilizzata.

La fiaba

Nel periodo estivo nei pressi di un laghetto nascosto tra i cespugli, mamma anatra aveva iniziato una nuova covata uscirono tutti tranne uno, che continuò a covare. Una vecchia anatra passando di lì vide il grosso uovo gli disse che poteva essere un uovo di tacchino, gli consigliò di abbandonarlo e di insegnare ai suoi piccoli anatroccoli a nuotare. Mamma anatra non diede retta all’anziana anatra e continuò a covarlo, l’uovo si schiuse e uscì un anatroccolo grande, brutto e tutto grigio allora alla mamma anatra gli venne il sospetto che fosse un tacchino.

La madre affettiva con i suoi piccoli

La nidiata mista: gli anatroccoli e il cigno

 

 

Il giorno seguente andarono al laghetto vedendo il brutto anatroccolo nuotare cambiò idea, mentre tutti si complimentavano per i tre anatroccoli, il brutto anatroccolo viene beffeggiato dalla vecchia anatra  che lo trovava sgraziato. Mamma anatra prese le difese del piccolo dicendo che aveva un buon carattere, era un buon nuotatore, concluse che la bellezza per un maschio non aveva importanza e con un gesto lo accarezzò con il becco. Da quel giorno il brutto anatroccolo fu irriso da tutti gli animali, divenendo un animale infelice. Un giorno il piccolo anatroccolo stanco della situazione decise di andarsene e gli uccelli lì presenti si rifugiavano tra i cespugli. Il piccolo anatroccolo pensò:

” Sono così brutto che faccio paura!”

Inizia così le mille disavventure del brutto anatroccolo.

Il riflesso nell'acqua fa scoprire la verità

La comprensione di essere un cigno attraverso il riflesso nell’acqua

La storia si conclude quando nel periodo primaverile il brutto anatroccolo si rende conto di saper volare così decide di viaggiare per cercare nuovi luoghi lontani, fermandosi in un lago vide tre cigni, che facevano evoluzioni grandiose. L’anatroccolo inizia a gridare di non essere degno di loro, improvvisamente si accorge del suo riflesso nell’acqua era anche lui uno di loro. Non è più un uccello grigio e brutto ma uno splendido cigno. I tre cigni si avvicinano a lui accarezzandolo e dandogli il ben venuto mentre dei ragazzi che erano allo stagno lo declamano per la sua bellezza e la sua eleganza. Lui, che per diverso tempo era stato considerato un brutto anatroccolo era finalmente felice ed ammirato.

Carosello

Programma televisvo italiano: Carosello per la pubblicità

In Italia nasce il Carosello per la pubblicità (1957-1977)

Nel dopo guerra in Italia il 3 febbraio del 1957 nasce Carosello, il primo spazio televisivo dedicato alla pubblicità. Le aziende compravano lo spazio pubblicitario le novità erano  le scenette cioè dei brevi spettacoli pubblicitari che ricalcavano forme di avance spettacolo con la partecipazione di famosi registi come Federico Fellini, Richard Lester etc., attori come Fioravanti Palestini, Franco Cerri etc., i cortometraggi animati e i film (in passo ad uno), che diedero vita a personaggi di fantasia rimasero nei cuori dell’immaginario collettivo in modo stabile come: Toto e Tata (Motta), Jo Condor e il Gigante amico (Ferrero), l’Omino con i baffi (caffettiere Bialetti), Calimero e l’Olandesina (Mira Lanza). Questa trasmissione pubblicitaria che andava in onda alla sera dalle 20:50 alle 21:00 ottenne un enorme successo popolare diventando un punto fermo nel quotidiano della nazione, era un modo diverso per prendere sonno ed farsi abbracciare dal mondo onirico. Gli slogan entrarono nel linguaggio di tutti i giorni. La trasmissione chiuse nel 1977.

La nascita di Calimero il Pulcino Nero

 

 

Calimero in TV

Calimero dei fratelli Pagot

In quegli anni il marchio aziendale Mira Lanza aveva necessità di rinnovare la loro pubblicità per attirare a se’ madri e bambini, chiese ai suoi collaboratori i fratelli Nino e Toni Pagot di creare un personaggio, da questa richiesta nasce Calimero un cucciolo di pulcino indifeso e sfortunato e la voce del piccolo protagonista è data da Ignazio Colnaghi.

 

In Giappone arriva il cartoon di Calimero e suoi amici

Il successo di Calimero sopravvisse anche dopo Carosello divenendo un cartone animato autonomo, fu esportato all’estero tra cui il Giappone.

Video da YouTube- Detersivo per il bucato Ava – Mira Lanza

 

Il dramma d’identità di Calimero il Pulcino Nero non si risolve, ma si può dire che si risolve solo parzialmente con il tema della pubblicità. Inoltre a differenza con il Brutto Anatroccolo, in Calimero il Pulcino Nero la sua diversità non sfocia nel tragico in quanto trova la soluzione in una sorta di autoironia. Nel cuore puro di Calimero il Pulcino Nero nelle sue disavventure non ha pregiudizi, anzi la prende con filosofia e le sue frasi sono entrate nel linguaggio comune. Infatti, i successivi Caroselli vengono intitolati: Le disavventure di Calimero, e la sua frase è:

“That manners! Here they always do so, because they are great and I have small and black. It’s an injustice though!”

Conclusione

Le chiavi di lettura sono molteplici. In una società in continua evoluzione, l’affetto materno è uno stato innato che porta i piccoli a crescere in un determinato modo, ma anche questi docili ed innocenti piccoli hanno il duro compito di formare un carattere forte, e ad essere autoironici verso le avversità della vita.
L’uomo cerca di trovare il suo spazio e il suo mondo attraverso varie esperienze, anche drammatiche, per soddisfare il proprio ruolo di appartenenza a qualcuno o a qualcosa.
Questa realtà porta allo sviluppo individuale, con punti di vista differenti, ma ciò non porta ad un vero e proprio isolamento dalla comitiva, anzi si va verso una coesione collettiva più intensa.
L’uovo simboleggia le potenzialità ancora inespresse.
La ricerca di identificazione passa attraverso diverse fasi, errori e falsi identificazioni fino a che non si diventa coscienti di se stessi.

 

Lara Ceroni

29/10/2016

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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