L’Ispettore Coliandro vs Il commissario Leonardo Cagliostro

Ispettore-Coliandro-vs-La-Porta-Rossa - Commissario Cagliostro (Lino Guanciale)-2019

L’Ispettore Coliandro vs Il commissario Leonardo Cagliostro-La Porta Rossa sono due personaggi apparentemente diversi, ma con la giustizia nel cuore.
Prima parte dell’intervista alla Guest Star Carlo Lucarelli.

Le serie televisive italiane più appassionanti del noir

Bologna-Serie-Tv-Ispettore-Coliandro-vs-Trieste-Serie-Tv-La-Porta-Rossa-Recensione-Comparata

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Preambolo

Nel 2017 per un articolo-intervista  alla Guest Star Ermanno Tarozzi sulla città bolognese citai
L’Ispettore Coliandro che ormai fa parte del tessuto storico della città.
Questo è il Link di riferimento:
https://aspassotralecomparazioni.it/2017/05/13/bologna-dalloccupazione-alla-rinascita/

La tematica del Fantasma l’ho già trattata, in passato, in diversi articoli.
Questo è un link di riferimento:

https://aspassotralecomparazioni.it/2018/10/27/halloween-e-tra-la-notte-del-31ottobre-e-il-1-novembre/

Oggi, vi introdurrò nel mondo della Serie TV con L’Ispettore Coliandro di Carlo Lucarelli e lo comparerò con Il commissario Cagliostro -La Porta Rossa di Carlo Lucarelli e di Giampiero Rigosi.
Per l’occasione ho intervistato la Guest Star Carlo Lucarelli presso la Bottega Finzioni (BO).
L’intervista è divisa in due parti.
I miei più sentiti ringraziamenti, per la cortesia e l’ospitalità vanno alla Guest Star Carlo Lucarelli e ai suoi colleghi Beatrice Renzi, Michele Cogo, Giuseppe Cassaro.

Nei cuori degli italiani c’è la serie tv L’Ispettore Coliandro

Cast-Ispettore-Coliandro-7

Cast-Ispettore-Coliandro-7

Nei cuori degli italiani c’è la serie tv L’Ispettore Coliandro ideata da Carlo Lucarelli, il cui personaggio televisivo è stato tratto dai romanzi gialli di Lucarelli degli anni ’90.
Da poco si è conclusa con successo la settima stagione, in onda su Rai2, nella bella location di Bologna.
La serie L’Ispettore Coliandro è sempre accompagnata dalla colonna sonora affidata al duo dei musicisti
Pivio e Aldo De Scalzi.
I registi Manetti Bros, hanno in questi lunghi anni lavorato con grande maestria, dirigendo l’attore
Giampaolo Morelli che ha vestito magnificamente i panni dell’Ispettore Coliandro fin dal suo primo ciak, nel lontano 2006 all’età di 28 anni.
Lungo la strada sono cambiati tanti personaggi che hanno lavorato con lui e oggi i compagni di viaggio sono il Sostituto Procuratore Longhi interpretato da Veronika Logan, Agente, poi Ispettore Capo Gargiulo interpretato da Giuseppe Soleri, Commissario De Zan interpretato da Alessandro Rossi, Ispettore Borromini interpretato da Massimiliano Bruno, Ispettore Gamberini interpretato da Paolo Sassanelli, Sovrintendente, poi Ispettore Bertaccini interpretato da Caterina Silva, Vicedirigente Paffoni interpretata da Luisella Notari, Sovrintendente Buffarini interpretata da Benedetta Cimatti.
Ognuno di loro ha dato un’ impronta accattivante e mai banale al proprio personaggio rendendo la serie un cult e Morelli che interpreta con successo Coliandro, rappresenta l’eroe buono.

La figura dell’eroe bolognese

Ispettore-Coliandro-tra-mondo-ordinario-e-mondo-straordinario

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L’Ispettore Coliandro svolge il mestiere di poliziotto nella quotidianità bolognese, una vita apparentemente semplice, rassicurante.
In realtà non è un uomo con una vita sociale noiosa, anzi vive diverse avventure piene di azione.
Ogni puntata dell’Ispettore Coliandro, viene rappresentata da nuovi scenari di cambiamento merito di incontri con donne in difficoltà, situazioni ingarbugliate e problematiche, queste situazioni  conducono ad una evoluzione del personaggio principale. Il quale sposta la sua attenzione da una modesta vita quotidiana ad una realtà estranea, sconosciuta, intrigante e a volte ostile.
La posta in gioco per Coliandro è sempre alta, spesso rimane solo a risolvere i misteri della città.
Si considera uno sfigato per eccellenza, infatti gli vengono affidati sempre indagini di poco conto tuttavia, o per buona sorte o casi fortuiti, riesce sempre a portare a termine e a concludere indagini di un certo spessore, mentre i colleghi barcollano nel buio.
I suoi punti di riferimento sono l’Ispettore Gamberini e la madre e la Vicedirigente Paffoni, che rappresentano i buoni amici.
L’Ispettore Gamberini e la madre  possono rappresentare un nucleo familiare per L’Ispettore Coliandro, che trascorre la maggior parte della sua vita in solitudine.
Coliandro in realtà ha un cuore buono, spesso è preso alla berlina dai suoi colleghi, ma egli reagisce serenamente.
Il suo indiscusso mèntore è della serie tv americana lIspettore Harry Callaghan (interpretato da
Clint Eastwood). Coliandro lo stima molto, da avere in casa una locandina di questo Ispettore di polizia di San Francisco.
Comunque, Coliandro lo cita spesso nelle situazioni di action (azione) <<Coraggio… fatti ammazzare>>.
Le citazioni di Coliandro o nel parlare o nell’immedesimarsi in un alter-ego sono infinite, c’è un vero mix di generi cinematografici.
Oltre alle battute alla Callaghan, ama citare Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto” da Per un pugno di dollari (regia di Sergio Leone) o in altri contesti lo abbiamo visto trasformarsi nel film Rambo (interpretato da Sylvester Stallone).
In ogni puntata c’è il plot point (punto di svolta) che identifica la strada maestra che Coliandro dovrà percorrere per giungere al risultato finale delle sue indagini. La strada maestra è fatta d’insidie, ma per raggiungere l’obbiettivo dovrà fare uso delle sue intuizioni pur avendo uno stato d’animo pieno di emozioni contrastanti. Sembra l’inizio di un film per quanto sia surreale, ma alla fine il protagonista si rende conto che ciò che sta vivendo è pura realtà.
I suoi nemici gli danno filo da torcere, ma Coliandro sarà sempre in grado di cavarsela riportando qualche ferita. Sembra quasi un risorto. Chi è presente nella vicenda diventa un testimone che partecipa emozionalmente all’evento. Il testimone rappresenta il punto di vista del pubblico.
In qualche puntata
, l’Ispettore Coliandro ha ottenuto dei meritati riconoscimenti espressi dai suoi colleghi di squadra, ma non sempre è apprezzato dal Sostituto Procuratore Longhi.
Coliandro non si abbatte e distoglie l’attenzione verso mete più meritevoli, come l’oggetto del desiderio dato dalla sua eroina femminile che lo consola con un bacio fugace d’addio, o di arrivederci. In realtà, l’eroina femminile è di passaggio mentre ciò che rimane impresso sulla pelle e nel suo essere, in modo evidente, sono le ferite riportate e i ricordi di quella giornata.
Dopo la Prova Magistrale, Coliandro non cambia ma rimane se stesso, non si dà delle arie, perché spesso resta inconsapevole di essere un eroe. Per lui la giornata termina con il rientro a casa solo, lasciando fuori dall’uscio gli abiti da supereroe.
È un ciclo che si ripete ad ogni stagione, ma forse prima o poi avremo una evoluzione narrativa nella sua vita privata.

“Ogni profonda difficoltà contiene al tempo stesso la sua soluzione e al fine di individuarla ci costringe a cambiare il nostro modo di pensare.”
Neils Bohr (Premio Nobel per la Fisica)

La serie tv La Porta Rossa è sul filone del Paranormale

Cast-e-Regista-La-Porta-Rossa

Cast-e-Regista-La-Porta-Rossa

La serie tv La Porta Rossa è sul filone del Paranormale, si è da poco conclusa la seconda stagione, ideato da Carlo Lucarelli, Giampaolo Rigosi, con la regia di Carmine Elia, nella bella location di Trieste, trasmessa su Rai2. La colonna sonora è stata composta da Stefano Lentini ed eseguita dall’Orchestra sinfonica nazionale della Rai. La canzone dei titoli di testa e dei titoli di coda, It’s not impossible, è scritta da
Stefano Lentini e Charlie Winston e cantata da quest’ultimo.
Tra la prima e la seconda stagione sono stati riconfermati gli attori principali che sono
Leonardo Cagliostro, interpretato da Lino Guanciale, Anna Mayer in Cagliostro interpretata da
Gabriella Pession, Vanessa Rosic interpretata da Valentina Romani, mentre gli attori secondari sono cambiati  nel tempo ma sono rimasti  Eleonora Pavesi interpretata da Cecilia Dazzi, Stefania Pavesi interpretata da Alessia Barela, Diego Paoletto interpretato da Gaetano Bruno, Federico interpretato da Carmine Recano e molti altri ancora.
Ogni attore incarna il proprio personaggio con abilità, mettendo qualcosa di personale, grazie al talento del regista Carmine Elia che li dirige in maniera eccellente.

Il ciclo di cambiamento: l’albero della vita dei Maya &
il commissario-fantasma Leonardo Cagliostro

Albero-della-Vita-dei-Maya-Leonardo-Cagliostro-Porta-Rossa-2019

Albero della Vita dei Maya-Leonardo Cagliostro-Porta-Rossa-2019

Quasi tutte le culture e civiltà hanno un albero della vita in diversi aspetti.
Qui affronto in forma breve L’albero della vita dei Maya, è bellissimo non è vero? Potrei stare ore a parlare dei colori, della forma, dei simboli e di come essi interagiscono tra di loro.
È considerata la mappa dell’Universo dei Maya.
Come potete vedere dalla figura, l’albero della vita è diviso in due parti da una linea mediana, una al di sopra e l’altra al di sotto. La parte sottostante rappresenta le radici dell’albero, mentre la parte superiore i rami.
Le radici raffigurano il mondo sotterraneo e i rami il mondo superiore. Noi ci troviamo nel mezzo, tra due mondi, questa era la loro teoria.
Il motivo perché vi parlo dei Maya è che nella loro prospettiva non esisteva una separazione tra noi e il nostro mondo. Non veniva considerato il mondo sotterraneo o il Paradiso come buono o cattivo. Saremmo vissuti sia nell’oscurità e sia nella luce.
L’albero e le radici sono collegate dal ceiba che collega i mondi superiori a quelli inferiori.
Questo concetto è applicabile alla Porta Rossa dove sia buoni che cattivi oltrepassano la stessa porta senza distinzione tra male e bene. L’unica persona che si rifiuta di attraversarla è il protagonista commissario-fantasma Leonardo Cagliostro che rimane sulla terra per indagare sulla sua morte e conoscere il futuro e le sorti dei suoi cari.

Il primo ciclo di cambiamento con il commissario- fantasma Leonardo Cagliostro è basato sulla sua  vita privata che come sappiamo è stato abbandonato dalla nascita.
La sua guida Stefano Rambelli collega nel mondo del lavoro amico fedele ai suoi occhi, purtroppo è lo stesso che lo tradisce e lo uccide.
È stato un bravo e scrupoloso commissario, ha avuto al suo fianco una donna meravigliosa Anna Mayer, che è un magistrato. Cagliostro dopo la sua morte, apprende che aspetta una figlia da lei.
Anna Mayer in Cagliostro si è trovata nella condizione di rimanere sola nel crescere la sua bambina, un evento traumatico che la spinge a cercare l’assassino del marito. Da qui l’inizio di nuove amicizie e di nuovi legami.
Il secondo ciclo di cambiamento con il commissario – fantasma Leonardo Cagliostro si manifesta con la sua morte, decidendo di non attraversare la Porta Rossa a causa di alcune visioni, ma di rimanere sulla terra tra i vivi per indagare e aiutare il futuro dei propri cari.
Il terzo ciclo di cambiamento con il commissario- fantasma Leonardo Cagliostro quando rimane sulla terra incontra l’adolescente medium Vanessa Rosic che diventerà una cara amica e attraverso lei capirà alcune aspetti del suo omicidio e del suo insospettato autore.
Insieme accederanno a nuove realtà più intricate e costellate da omicidi.
Il quarto ciclo di cambiamento con il commissario-fantasma Leonardo Cagliostro è la figura enigmatica di Federico che per attirare Vanessa lavora al bar della madre, il quale le fa credere di essere un medium come lei. È una trappola per coinvolgere anche il commissario Cagliostro.
La serie tv termina con una sequenza che lascia intuire che ci sia un seguito della storia.
Infine  la presenza del libro rosso sul Conte di Cagliostro sembra racchiudere i segreti e i misteri circa le origini del commissario Leo e della società borghese di allora.

“La vera forza ed il seme di ogni verità risiedono nel cuore.”
I nove scalini. Cronaca di una reincarnazione

L’Ispettore Coliandro vs Il Commissario Cagliostro

L-Ispettore-Coliandro-vs-Commissario-Cagliostro-Recensione-Comparata-2019

L-Ispettore-Coliandro-vs-Commissario-Cagliostro-Recensione-Comparata-2019

L’Ispettore Coliandro è un poliziotto che è nato dalle pagine di un fumetto, dai libri
e dalla serie tv.
Il Commissario Cagliostro è un poliziotto nato come serie televisiva.
L’Ispettore Coliandro è una persona ingenua, ma intelligente che riesce sempre a tirarsi fuori dai guai.
Il Commissario Cagliostro è una persona impulsiva e molto arguta nel suo lavoro.
L’Ispettore Coliandro
ha paura della magia e della morte.
Il Commissario Cagliostro dopo essere stato ucciso, rimane sulla terra come fantasma.
L’Ispettore Coliandro vive da single.
Il Commissario Cagliostro ha una moglie e una vita complicata. Da morto cerca di riordinare ogni tassello della sua vita trascorsa sulla terra.

Intervista alla Guest Star Carlo Lucarelli

Intervista-a-Carlo-Lucarelli-A-Spasso-tra-le-Comparazioni-Lara-Ceroni-2019

Intervista a Carlo Lucarelli-A Spasso tra le Comparazioni-Lara Ceroni-2019

A Spasso tra le Comparazioni è lieta di presentarvi la prima parte dell’Intervista alla Guest Star del Giallo Italiano Carlo Lucarelli presso la sede Bottega Funzioni (BO).

Buon giorno Dott. Carlo Lucarelli, la potrei definire un multitasking versatile perché nella sua vita ha realizzato quasi tutto toccando qualsiasi campo: dai libri, ai fumetti, al cinema, al teatro, ai videoclip (Antonello Venditti), ai videogioco, alla radio (Dee-giallo), alle serie Tv e ai programmi televisivi.
Ha scritto anche per testate giornalistiche (XL), ha fondato la scuola Bottega Finzioni e il Festival Scriba.
In tutto quello che si appresta a realizzare, riscuote successo, riconoscimenti e premi.

Un aspetto che la caratterizza è il Public Speaking, ossia la tecnica della modulazione della voce (alto, basso, come stare davanti ad un pubblico).
É sempre così perfetto!
Ci può dire quali sono state le sue tappe per arrivare ad ottenere un livello così eccellente?

Non saprei, non è una cosa che ho studiato, è successo per caso.
Così come tutte le altre cose che ho detto. Vengono tutte da un unico ceppo.
Io racconto storie in un certo modo.
Racconto le storie, in un certo modo e con una certa tonalità di voce.
Non invento le cose, non conosco nessuna tecnica. Ho sviluppato la memoria tipo quella dei pesci rossi per cui leggo, imparo e dopo due secondi ho già dimenticato.
Devo avere una grande concentrazione, soprattutto con il programma Blu Notte, in quanto sbagliare un nome significa incorrere in problemi.
Scrivo i testi con una certa retorica che utilizzo anche nell’esprimermi. Non è un parlare a braccio, ma è cercare di stare dentro lo stile che mi sono imposto.
È una narrazione che ha a che fare con il thriller, il giallo e il mistero, quindi devo seguire certe regole, senza preoccuparmi troppo della modulazione della voce.
Tutto ciò funziona perché racconto cose complicate, lentamente. Ci sono stati tanti attori che hanno fatto programmi simili al mio, comunque le storie complesse e complicate hanno bisogno di credibilità.

Nel 1998 ha iniziato a condurre il programma televisivo Blu Notte. Era sorprendente come si imponeva davanti al pubblico con tutta La sua caratteristica, riuscendo a trasmettere forti emozioni, al pubblico che La seguiva in televisione.

Nel 1998 fui chiamato da Simona Gusberti e Carlo Freccero di Rai 2 per un programma televisivo. Era appena uscito il mio libro Almost Blue, quindi ero noto come scrittore di romanzi gialli, di thriller. Era il periodo in cui la RAI trasmetteva il programma Telefono Giallo con Corrado Augias. Il quale aveva smesso di fare il suddetto programma.
La RAI, volendo dar vita ad un programma di narrazione di cronaca e, conoscendo il mio libro Almost Blue, ebbe l’idea di affidarmi un programma di storia di cronaca.
Io sono arrivato alla RAI, con un pezzo di cronaca imparato a memoria, che avevo ricostruito per la carta stampata L’Europeo. Raccontare la cronaca nera in modo più semplice possibile e senza calcare i toni ha funzionato! Un altro punto di forza, oltre alla modulazione della voce, è la gestualità che serve per ricordarmi cosa sto dicendo, anche se il gesto aiuta a far comprendere alla gente ciò che segue.
Per quanto riguarda la scenografia, il team ha realizzato un set teatrale di color nero e io che ero vestito dello stesso colore, durante le riprese la scena appariva buia e la mia figura non risaltava completamente. Allora, hanno ideato una nuova risoluzione tecnica utilizzando due riflettori in controluce arancione e blu, da cui è nata l’idea: “atmosfera” blu notte.

Dal 1998 al 2012 ha condotto la trasmissione documentaria- criminologica con il titolo
Blu Notte – I Misteri Italiani, ma prima era Mistero in Blu, poi Blu Notte e infine Lucarelli racconta su Rai2 e poi Rai3.
Giacché Lei parlava tanto di cronaca nera, in che modo è riuscito ad assorbire l’impatto con la negatività?

Il programma Lucarelli racconta era per esigenze di contratto.
Ho fatto tre anni di cronaca nera. Io e altri due giornalisti Lorenzo Viganò e Alessandro Riva e poi a volte Silio Bozzi il poliziotto. Andavamo nei luoghi del delitto, stavamo una settimana per incontrare i parenti della vittima e i principali sospettati, intervistando tutte le persone interessate e facendo una sorta d’indagine d’istruttoria. Rimanevamo altre due settimane mentre io scrivevo il testo.
Ho letto che si faceva aiutare dal criminologo Silio Bozzi.
Sì, con Bozzi facevamo un’analisi, che alla fine risultava una vera inchiesta.
Colloquiavate sempre anche con i magistrati e i poliziotti?
Sì, tutti, quello sempre.
Quei fatti delittuosi lì portavo qualche volta a casa, anche emotivamente, dicendomi <<povera signora è morta sua figlia, vorremmo trovare chi è stato.>>
Mi ricordo che in un’intervista aveva detto che quando scrive gialli dopo un po’ si sente male?
No, dipende da cosa scrivi. Non è tanto per scrivere i gialli e non per il sangue, ma per approfondire certe tematiche.
Anche con Blu Notte ha avuto lo stesso identico problema?
No, non così tanto.
Però dopo, con Blu Notte-Misteri Italiani essendo una realtà giuridica civile certamente si riporta a casa molte più arrabbiature.

Negli anni passati fu realizzata l’antologia dedicata agli scrittori noir bolognesi I delitti del gruppo 13, sotto la guida di Luigi Bernardi per la Granata Press. In cui all’interno c’era il racconto di Nikita da cui è nato il personaggio Coliandro, sceneggiato da Lei e illustrato da Onofrio Catacchio.
In che rapporti era con la figura dell’editore Luigi Bernardi scomparso nel 2013?
In che rapporto è rimasto con gli altri colleghi Loriano Macchiavelli? Si sente ancora con Marcello Fois? Si trova con l’illustratore Onofrio Cattacchio?
Che cosa è il Gruppo 13?

Il gruppo 13 è nato perché vivevo a Mordano e avevo pubblicato Carta Bianca.
Era il ‘90 e vicino casa mia a Massa Lombarda viveva Alda Teodorani anche lei scrittrice noir, che già conoscevo e che ora vive a Roma.
Con Alda mi vedevo ogni tanto a casa mia, la quale mi diceva:<< sai ci sono altri scrittori nei d’intorni che fanno queste cose, per esempio Macchiavelli.>>
E io dico:<<Macchiavelli è un classico, vuoi che non lo conosca?>>
E lei risponde: <<Perché non lo andiamo a trovare?>>
Ho pensato che fosse una persona irraggiungibile e avevo un po’ di timore.
In effetti Macchiavelli era a Bologna, precisamente in Cineteca. Alda lo ha chiamato, specificandogli che eravamo due scrittori di noir giovani di queste parti, chiedendogli un appuntamento. Ci siamo visti.
All’incontro Macchiavelli ha detto <<Che meraviglia! Io ho proprio bisogno di queste cose giovani, per cambiare il proprio punto di vista. Facciamo così ritroviamoci un’altra volta sempre alla Cineteca, voi portate i vostri giovani, quelli che conoscete, io porto i miei.>>
Alla Cineteca ci siamo ritrovati con Macchia-Macchiavelli, Danila Comastri Montanari, portati da lui, Gianni Materazzo e alcuni scrittori bolognesi del giallo Mondadori. Io ci sono andato con Marcello Fois, poi con Alda e due o tre dei nostri.
All’incontro, Machiavelli ha detto <<mettiamoci insieme, facciamo un gruppo, facciamo un’associazione >>perché lui aveva quest’idea di associazione bolognese molto concreta, in quanto <<insieme arriviamo dove da soli non ci arriveremo.>>
Così abbiamo realizzato una cooperativa, chiamata Gruppo 13, anche se eravamo in 12.
Subito la stampa ha iniziato a scrivere la scuola bolognese, i 13 assassini. Poi sul Venerdì di Repubblica siamo apparsi, fotografati tutti insieme. Da tutto ciò è nata l’idea di realizzare un’antologia per presentare al mondo l’esistenza di una scuola del giallo bolognese. Così è nata l’Antologia del Gruppo 13.
L’anno seguente eravamo diventati 22 perché abbiamo realizzato un’altra antologia con Gianpiero. La prima casa editrice che ci fece pubblicare fu il Gruppo Metrolibri che poi divenne la nata Press con a capo l’editore Martino Gherardi il quale in seguito si apprestò a realizzare altre cose. Ma più tardi si fuse con Luigi Bernardi.
Luigi Bernardi era l’editore a Bologna di fumetto, di giallo, grande scopritore di talenti anche francesi, sudamericani e tra questi c’eravamo anche noi.

Com’è nato il personaggio Coliandro? Esiste ancora l’Antologia del Gruppo 13?

L’Antologia del Gruppo 13, non esiste più, in quanto era diventata Associazioni Scrittori Bologna. Entrambe non sussistono più.
All’interno dell’Antologia del Gruppo 13, ognuno aveva deciso di scrivere un racconto:
Lorenzo Marzaduri scriveva noir Hard- Boiled contemporanei all’americana con un dective privato, in giro per la città, che prendeva cazzotti, che sparava, insomma si trattava di un thriller d’azione. Il poliziesco americano d’azione, considerato il noir contemporaneo.
Nel frattempo io avevo scritto Carta Bianca e L’estate torbida, romanzi storici ambientati nel periodo fascista e con caratteristiche di giallo.
Siccome in quel periodo facevo il giornalista per il Sabato Sera che è un settimanale di Imola, frequentavo questure, sentivo tutti i racconti dei poliziotti. Allora ho ideato un poliziotto tipo l’Ispettore Callaghan, così è nato L’Ispettore Coliandro con caratteristiche bolognesi, insomma un italiano pieno di problemi e umorismo e con un linguaggio farcito di parolacce. All’interno del racconto su Nikita troviamo per la prima volta la figura dell’Ispettore Coliandro.
Dopodiché stampato il primo Nikita, Bernardi  mi incoraggiò dicendomi<<bello! Mi piace Nikita. Fai ancora, fammi un’altra cosa>> Poi abbiamo fatto Falange armata e in seguito ci fu il Giorno del Lupo.

Ho notato che i disegni del fumetto sono diversi dalla rappresentazione che avete scelto con l’attore.

Sì è tutto totalmente diverso, perché il mio Coliandro è un tizio fatto in un certo modo, un tizio abbastanza alto, leggermente sovrappeso, non un bello sicuramente.

È come se fosse un tuo alter ego?

No.
È un tizio massiccio, sicuramente non bello.
Catacchio quando ha disegnato il personaggio, era una sorta di Clint Eastwood, in un certo modo biondo. Io avevo un’altra idea, ma andava bene così.
Quando poi siamo andati al cinema, ci hanno presentato Morelli che avrebbe interpretato Coliandro.

Lei non è mai presente ai casting?
No, non sono sempre ai casting, dipende dalla situazione anche perché è faticoso stare lì e non tutti lo fanno. Vediamo prima con Giampiero Rigosi le cose che abbiamo fatto, soprattutto le scene principali. I registi Manetti Bros. Talvolta ci chiedono alcune delucidazioni sul girato delle scene.

Sceglie Lei i registi o La vengono a cercare, come per Coliandro?
No, è stata la produzione Tommaso Dazzi di VelaFilm, prima era la NautaFilm.
Tommaso Dazzi che ha comprato il  mio libro, poi lo abbiamo sceneggiato con degli aggiustamenti. Alla fine l’abbiamo sceneggiato io e Giampiero Rigosi e la produzione ha scelto i Fratelli Manetti come registi.
I Fratelli Manetti hanno confermato come protagonista Morelli. Così ho avuto modo di conoscerlo ed esserne soddisfatto.

Qualche volta Lei fa il cameo come Alfred Hitckoch, non Le piacerebbe fare delle parti più da protagonista?
No, non le so mica fare. Prima di tutto è una fatica bestiale. Io ho fatto un cameo nel Il giorno del lupo, la prima volta ci ho messo tutta la giornata per buttare via una cosa.

Giacché Coliandro è molto citazionale, il suo gergo è ormai di uso comune e ama molto Clint Eastwood. Come mai non lo avete contattato di persona o avete pensato di realizzare un montaggio dove Coliandro potesse incontrare il suo mito l’Ispettore Callaghan?

Abbiamo pensato una cosa del genere, fare una puntata con Coliandro che è negli Stati Uniti e in -contra per strada casualmente Clint Eastwood.  La realizzazione di poche scene costa molti soldi e purtroppo utilizzare le scene della serie poliziesca con Clint Eastwood è altrettanto dispendiosa.

 Allora, chiamate Clint Eastwood per fare delle scene in Italia?

Non ci sono i soldi per chiamare Clint Eastwood. Per la nostra produzione non usciamo dalle mura di Bologna (Comacchio e Cesenatico). Inoltre non si può prendere un attore americano così come
Clint Eastwood e ti dice vengo. No, non esiste!

Avete mai pensato di chiedere all’attore Terence Hill se fosse interessato a realizzare scene con l’Ispettore Coliandro?

Ma no, costa anche Terence Hill, mica viene gratis! Poi Don Matteo è Terence Hill.

Lo so, che la serie tv trasmessa da RAI 1 Don Matteo è interpretata dall’attore protagonista
Terence Hill. Comunque potreste realizzare un crossover di sceneggiati, come succede in certe programmazioni americane?

Sì, lo faremo volentieri, potrebbe essere una buona idea.

Nell’ultima stagione (7) di Coliandro avete realizzato in una puntata un montaggio con una serie di fumetti stile Marvel.
Come mai avete scelto di usare questo stile solo in questa puntata e non l’avete usata anche nelle stagioni precedenti? Tra l’altro è piaciuta molto ai fans!

Quella ha a che fare con una narrazione molto particolare, molto Tarantino, era molto legata alla Yakuza, quindi ai manga, negli altri casi non centrava niente.

È possibile che Coliandro abbia un’altra stagione?

Sì certo, bisogna vedere gli impegni di Morelli e degli altri attori e registi.

Ho visto che Lei è in Sky Arte e quindi ho pensato, essendo tutti format americani, poteva essere un’occasione?

No, purtroppo non ci può essere.

Avete prodotto nel 2017 La Porta Rossa su RAI2, mentre nel 2018 è arrivata la serie tv The Hauting of Hill House il thriller horror targato Netflix, che a sua volta è stato tratto dal romanzo L’incubo di Hill House di Shirley Jackson del 1959, che tratta ugualmente gli argomenti sui fantasmi e sulla porta rossa.
Ho notato che ci sono delle similitudini tra le due serie televisive.
Mi chiedo, avete usato anche voi il libro?

No.

Perché siete molto simili, a parte il montaggio e la scrittura, c’è una similitudine veramente inquietante in certi momenti.

Non lo conosco proprio. Andrò sicuramente a vedere il libro.

Come è nata La Porta Rossa?

Dal 2017 La Porta Rossa va in onda, ma l’abbiamo iniziata a scrivere dal 2011 ed eravamo io, Giampiero Rigosi e poi si è aggiunto Michele Cogo.
La prima Porta Rossa, l’idea iniziale del giallo era il detective, il morto e l’assassino, poi in seguito abbiamo unito il detective, il morto e il fantasma.
La letteratura che tratta questi argomenti è infinita.
Il riferimento che avevamo più vicino, era il film Ghost.

Infatti il riferimento più vicino che avevate era il film Ghost – Fantasma (1990) con la medium Oda Mae Brown (interprete Whoopi Goldberg) o la serie tv Whisperire- Presenze (2005) con la protagonista medium Melinda Gordon (interpretata da Jennifer Love Hewitt) andata in onda quest’ultima su RAI2 e poi su RAI4 che per certe versi è più inerente al vostro argomento.

Non eravamo spettatori di questa serie Whisperire- Presenze e non ci siamo più di tanto documentati sugli altri. Abbiamo tenuto presente il film Ghost perché è uno che non va di là, ma resta sulla terra per risolvere il giallo.

Avete contattato esperti in materia di paranormale?

No, ci siamo inventati un po’ di cose.

Complimenti per l’invenzione dello sceneggiato, è perfetto nell’intreccio!

Grazie! Noi siamo andati avanti così per i fatti nostri.

Nella Porta Rossa come dicevamo si parla di morti e di presenze.
Il protagonista maschile principale è Lino Guanciale che interpreta l’ispettore – fantasma Leonardo Cagliostro. Mentre l’attrice Valentina Romani interpreta l’adolescente medium Vanessa Rosic.
Cosa vi ha colpito durante il casting?

Anche se la RAI ha un ruolo decisionale e di produzione, Giampiero Rigosi è riuscito a comunicarmi che avevano scelto l’attore Lino Guanciale.
Non è stata quindi una nostra scelta, ma sono personaggi legati alla produzione della RAI e al regista Carmine Elia.

Aveva già lavorato con il regista Carmine Elia?

No, mai.

Nella Porta Rossa, l’ispettore Leonardo Cagliostro (Lino Guanciale) muore e rimane in questa dimensione come fantasma per aiutare la sua famiglia. Questa scelta di scrittura di script (sceneggiatura) e di conseguenza registica non è tanto diversa dagli altri vostri colleghi stranieri.
È un argomento delicato e non tutti credono a certe cose. Infatti, molti libri e programmi tv, presentati da noti guru, scienziati, studiosi in materia, parlano di persone uscite dal coma con esperienze premorte.
In base a ciò si può affermare che esistono tre livelli di dimensioni:
nel primo livello troviamo i morti che vogliono rimanere attaccati alla terra per avidità, o gelosia. Nel secondo livello c’è una sorta di spazio temporale, cioè il “limbo” per i bimbi non battezzati da genitori che hanno abortito. Nel terzo livello c’è il Paradiso, luogo di pace e di beatitudine.
Questo spazio tridimensionale è stato riconosciuto dalla Chiesa con il Papa Giovanni Paolo II come Inferno, Purgatorio e Paradiso, già trattato in epoca lontana da Dante Alighieri nella Divina Commedia.
In tutte le serie televisive e nei film di genere, quando le persone che hanno fatto azioni cattive nel momento della morte, la loro anima uscendo dal corpo scende negli inferi riconoscibile dall’ombra scura che lì porta via. Nella Porta Rossa invece sia cattivi che buoni passano dalla porta verso la luce bianca.
Questa scelta stilistica da cosa è dovuta? Perché in questo contesto storico c’è un nuovo modo di vedere il perdono, accumunando buoni e cattivi?

Ma no, devo dire no, noi non siamo rimasti molto a pensare da un punto di vista religioso, più che altro da un punto di vista spirituale. Questi sono spiriti che passano da una parte a l’altra e dopo di che quello che succede di là non ce lo chiediamo neanche.
Abbiamo una visione abbastanza laica.
Come posso dire << c’è una porta dove le anime passano e vanno da un’altra parte quando muoiono. Fine.>>

Quindi la Porta Rossa la intendete come un tunnel?

Sì.
Non ci interessa quell’altro aspetto etc., noi siamo di qua e ci interessa più l’aspetto giallo e umano della questione.

Nell’ultima puntata della Porta Rossa2 dove si vede la madre Silvia Pes (Antonia Liskova) di Leonardo Cagliostro (Lino Guanciale) che muore e sembra che la storia sia al termine.
Invece, con la scelta registica nell’ inquadrare il libro rosso del Conte di Cagliostro, si è portati a pensare che ci sia un seguito collegato al libro. Sbaglio?

Sì! Oddio non lo so. Vedremo cosa succederà! Però cerchiamo di tenere dei punti aperti.
Dobbiamo ancora capire dove andrà il tutto.

Perché nella Porta Rossa2 parlate delle ombre che è più un concetto di Jung.
Il fatto che Federico (Carmine Roncato) che apparentemente vuole lavorare nel bar della madre Eleonora Pavesi (Cecilia Dazzi) di Vanessa Rosic (Valentina Romani) è un conoscitore del paranormale. Realmente il suo scopo finale è avere a che fare con la Rosic e Cagliostro (Lino Guanciale).
È possibile che loro due (Cagliostro e Rosic) karmicamente si fossero conosciuti in passato?

Non ti dico niente! Questo lo vedremo. Non lo so ancora. Può essere.

Avete pensato alle prossime 3-4-… stagioni?

Non lo so, per adesso stiamo pensando ad una terza stagione e poi da lì si vedrà.

È possibile far incontrare i due personaggi l’Ispettore Coliandro, il quale ha paura della magia e della morte, con l’Ispettore – fantasma Leonardo Cagliostro?

Certo! Ci hanno chiesto in molti di fare il crossover. A noi piacerebbe tanto, anzi sarebbe molto interessante e poi non lo so quando potrà essere realizzato.
Però, per Coliandro accidenti certo che sarebbe bello, ma sarebbe difficile mettere assieme una forza produttiva di questo genere.
Per Guanciale, credo sia impegnato da qui per i prossimi dieci anni e così anche Morelli.

È possibile intrecciare il tutto anche inserendo il Commissario De Luca interpretato dall’attore Alessandro Preziosi o no?

Con De Luca (Alessandro Preziosi) ormai è una cosa passata, non è possibile adesso.
Anche se, a noi piacerebbe un cameo, sarebbe una bellissima cosa.

Come mai avete scelto come location Trieste e non Bologna?

All’inizio abbiamo scelto Bologna, anzi istintivamente stavamo scrivendo delle cose ambientate a Bologna. Comunque sarebbe stato abbastanza ripetitivo in quanto Bologna l’abbiamo raccontata tante volte.
Poi c’è stata proposta Torino, perché la RAI aveva degli studi lì.
Andava bene anche Torino, misteriosa, bella. Andava benissimo.
Ci hanno proposto Trieste, con una Film Commission molto attiva .
Tieste è perfetta, è molto bella, il mare, la magia.

Conclusione

In questo articolo si è voluto affrontare due modi diversi di chi tutti i giorni deve combattere le insidie, le difficoltà del mondo, inconsapevole di come concluderà la giornata.
L’Ispettore Coliandro e il commissario –fantasma Cagliostro ci insegnano che esistono diversi modi di vivere la propria vita, d’ indagare e far rispettare la Legge.
Come avete letto all’interno di questo articolo c’è la prima parte dell’intervista alla Guest Star Carlo Lucarelli, esimio maestro del giallo italiano, presso la sede Bottega Finzioni (BO).

30/04/2019

Lara Ceroni

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