Misteriose scomparse dei teschi di F. Goya & del capo Apache Geronimo

 

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Le misteriose scomparse dei teschi di Francisco Goya e del famoso guerriero pellerossa capo indiano Apache Geronimo, hanno creato diversi rebus da risolvere.
Seconda parte dell’Intervista alla Guest Star Carlo Lucarelli presso Bottega Finzioni a Bologna.

Il corpo senza testa del pittore spagnolo Francisco Goya

Chiesa-di-San-Antonio-Florida-Ermita-Tomba-Goya-Madrid

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Una vita particolare

Autoritratto-di-Francisco-Goya

Autoritratto-di-Francisco-Goya

Francisco José de Goya y Lucientes nasce in un piccolo villaggio dell’Aragona nei pressi di Saragozza, il 30 marzo 1746, in una famiglia della piccola borghesia (il padre è maestro doratore). Molto giovane inizia la sua formazione artistica nello studio del pittore José Luzán Martínez.
Fece un viaggio in Italia visitò Torino, Civitavecchia, Milano e soggiornò a Roma come ospite del polacco Taddeo Kuntz che ebbe un ruolo fondamentale per la sua crescita come pittore.
Rientrato in patria ottenne l’importante commissione di decorare a fresco la Basilica di Nostra Signora del Pilar, a Saragozza. In questo arco di tempo mise su famiglia.
Lavorerà molto al servizio dei reali e degli aristocratici come ritrattista, nel 1786 Carlo IV lo nominò
<<pintor del rey>> – (pittore di camera).
Durante la sua vita fu colpito da due malattie, la prima sconosciuta, i cui sintomi erano vertigini, disturbi visivi, per cui gli studiosi pensarono che potesse trattarsi di alcune sostanze tossiche che erano all’interno dei colori, come ad esempio il piombo oppure di una vita troppa sregolata. Comunque, all’epoca molti temettero per la sua vita. In quel periodo Goya realizzò le cosiddette <<cuadritos>> opere raffiguranti eventi brutti come naufragi.
La seconda malattia fu la sordità, che lo avvolse in una spirale tenebrosa fatta di mostri. Realizzò in quel periodo importanti lavori, tra cui ottanta incisioni, all’interno di una monumentale raccolta <<Los Caprichos>>
-( I Capricci)
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Francisco-Goya-I-disatri-della-guerra-(Los-desastres-de-la-guerra-1810-1820)

Francisco-Goya-I-disatri-della-guerra (1810-1820)

I disastri della guerra (Los desastres de la guerra) raffigurati nelle 82 incisioni, raccontano le feroci rappresaglie e il martirio del popolo spagnolo. Tutto ciò lasciò un segno indelebile nell’artista e una ribellione contro ogni forma di oppressione, espressa in alcune delle sue opere più importanti. Goya è considerato nei termini moderni un “giornalista/fotoreporter” che fa vedere e capire quanto sia inutile il senso della guerra e della violenza, documentata attraverso le sue incisioni e il sentimento di disperazione e di terrore.
In alcune di queste incisioni si ricorda molto il periodo triste della Regina Maria Antonietta che fu decapita a Parigi 1793 a cui si sono ispirati i film, i manga, i cartoni animati.
Questo è il mio articolo di riferimento:

https://aspassotralecomparazioni.it/2018/07/30/lady-oscar-con-le-sue-verita-nascoste/

Caduto in disgrazia a corte, Goya si ritira nella sua casa di campagna e successivamente in Francia, a Bordeaux, dove muore il 16 aprile 1828.

“L’arte è il linguaggio universale, comprensibile in tutte le culture,
[…] è un elemento di identificazione.” Riccardo Illy
.

Il teschio di Francisco Goya

Cràneo-de-Goya-pintado-por-Fierros-(Teschio-di-Goya-dipinto-da-Fierros-1849)

Cràneo-de-Goya-pintado-por-Fierros-(Teschio-di-Goya-dipinto-da-Fierros-1849)

Le spoglie di Francisco Goya y Lucientes (1746 -1828) sono conservate nella chiesa madrilena di
San Antonio de la Florida, ma lo scheletro è senza testa.
La storia, che tutti gli spagnoli conoscono, prende avvio nel cimitero della Chartreuse, a Bordeaux, dove il pittore morì il 16 aprile 1828. Fu sepolto senza molte cerimonie in una tomba qualunque che, un mese dopo la morte, non aveva ancora una lapide e che fu presto dimenticata dai francesi come dagli spagnoli. Solo nel 1880, grazie allo zelo del console spagnolo Pereyra e in seguito alla “riscoperta” del suo genio, venne avanzata l’ipotesi di traslare la salma in Spagna e di tumularla con tutti gli onori nel Sacramental di San Isidro, a Madrid. A causa della burocrazia tutto si ferma, il caso viene ripreso moltissimi anni dopo, infatti la salma del pittore spagnolo arriva nel sepolcro di Madrid l’11 maggio 1900.
Nel 1919 il corpo viene spostato nella chiesa di San Antonio de la Florida, dove giace tutt’ora e fu lasciata una pergamena con la notifica ufficiale dell’inumazione e una spiegazione: «Manca allo scheletro il teschio, perché alla morte del grande pittore la sua testa, come è risaputo, fu affidata a un medico per uno studio scientifico, dopodiché non fu più restituita al sepolcro (…)»
Durante le celebrazioni del centenario della morte, il 17 aprile 1928 Don Hilario Gimeno raccontò pubblicamente, a Saragozza, di aver trovato presso un antiquario un olio che raffigurava il teschio di Goya, oggi esposto al Museo di Madrid. Si tratta di un ritratto firmato e datato 1849, intitolato Cràneo de Goya, pintado por Fierros, per di più autenticato dal marchese di San Adrián. Dunque, il pittore Dioniso Fierros con la complicità del suddetto marchese potrebbe aver dipinto il cranio di Goya dopo averlo trafugato dal sepolcro francese quasi 40 anni prima del disseppellimento ufficiale e della scoperta dello scheletro senza testa.
L’avventura del teschio di Goya è alquanto triste, si racconta che nel 1911 Nicolàs Fierros, uno dei figli del pittore, studente di anatomia a Salamanca, pare utilizzasse il teschio per i suoi studi.
Il racconto narra, che un giorno il professore in una lezione avesse spiegato come le ossa che compongono il cranio possano disintegrarsi grazie all’azione naturale di una forza germinatrice. Nicolàs, non era a conoscenza del grande valore inestimabile del cranio, fece purtroppo un esperimento: riempì, con alcuni compagni di corso, la testa di Goya di ceci inumiditi: ventiquattr’ore più tardi, la forza espansiva dei ceci fece esplodere il cranio.
Gli studenti si spartirono i cocci, e a Nicolàs rimasero l’osso parietale destro e un frammento del mascellare inferiore.

Il caso strano della scomparsa del teschio di Francisco Goya negli anni è stato un rebus inspiegabile, per molti storici, giornalisti, curiosi, giallisti, di tutto il mondo i quali hanno cercato di dare un volto alla storia senza mai arrivare alla verità.

  • Nel 1966 esce per la prima volta il libro dello storico e critico d’arte Gaya Nuño con il Titolo L’orribile storia del teschio di Goya, Edizione: Elefante.
    Nel 2010 fu ristampo dalla Casa Editrice Skira.

Autore-Gaya-Nuño-L’orripilante-storia-del-teschio-di-Goya-Edizione-Skira-2010

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  • Nel 2014 il format Muse Inquietanti ideato da Bottega Finzioni e condotto da Carlo Lucarelli, per Sky Arte, propone una retrospettiva del caso con il Titolo: L’orripilante storia del teschio di Goya. Il titolo del format è ripreso dal titolo del libro di Nuño, “l’indagine” vuole metter in luce le vere ragioni della scomparsa del teschio di Goya, mette in rilievo delle verità plausibili, attraverso l’interventi di esperti, con un’affascinante ricostruzione del caso.
  • Nel 2019 esce il Romanzo dell’Autrice di thriller e romanzi storici ambientati nel mondo dell’arte: Alex Connor con il Titolo: Goya Enigma-Un Grande Thriller –Autrice del Best Seller Mondiale Cospirazione Caravaggio, Editore: Newton Company. É un romanzo avvincente tra misteri occulti e spiritismo, la narrazione si intreccia mediante colpi di scena e temi legati al soprannaturale. Vi consiglio di leggerlo.

Autore-Alex-Connor-Titolo-Goya-Enigma-Un-Grande-Thriller-Editore-Newton-Company-2019

Autore-Alex-Connor-Titolo-Goya-Enigma-Un-Grande-Thriller-Editore-Newton-Company-2019

 

“L’invenzione non è una creazione dal nulla, bensì dal caos.”
Mary Shelley

 

L’incredibile mistero del teschio del guerriero pellerossa Geronimo

 

Geronimo-il-guerriero-pellerossa-capo-Apache-riposa-al-Beef-Creek-Apache-Cemetery-Lawton-Oklahoma

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Cemetery-Lawton-Oklahoma

Nel 2006 la società segreta <<Skull and Bone>> dell’Università Yale ritornò alla ribalta con l’incredibile mistero di possedere il teschio del guerriero pellerossa Geronimo.

Questa storia lunga 250 anni è vera o no? Da alcune fatti riportati, questa storia misteriosa sembra avere qualche riscontro.

Chi sono i Skull and Bones?

Società-segreta-Skull-and-Bones (USA)

Società-segreta-Skull-and-Bones

Skull and Bones («Teschio e ossa» in italiano) è una società segreta studentesca dell’Università di Yale, in Connecticut, formata da quindici senior scelti l’anno accademico precedente.
È la più antica fra associazioni analoghe presenti a Yale, essendo stata fondata nel 1832 durante la presidenza di Andrew Jackson.
Il reclutamento dei nuovi membri si svolge ogni anno e la scelta ricade su 800 nuovi membri (dal 1990 si accettano le donne), nessuno può decidere liberamente di far parte della società segreta, poiché bisogna esser scelti in base a determinati criteri.

La Skull and Bones è stata accusata di «crooking», cioè rubare oggetti simbolici.
Nel 1986 il capo Apache Ned Anderson seppe da un anonimo che Skull and Bones possedeva il teschio del leggendario guerriero indiano Geronimo e sporse quindi denuncia per restituirlo alla sua sepoltura originaria. L’associazione negò, in sede legale, di possedere una simile reliquia e ne mostrò invece una anatomicamente incompatibile. In via confidenziale, altri appartenenti alla setta hanno confermato che nella loro cripta sia conservato un teschio chiamato appunto «Geronimo». Una lettera del 1918, scoperta nel 2006, sembra confermare che i Bonesmen disseppellirono effettivamente questo cranio a Fort Sill, sebbene alcuni ricercatori storici abbiano messo in dubbio che si tratti davvero del capo indiano.
Sembra che Prescott Bush, antenato dei due presidenti americani, abbia partecipato alla spedizione di recupero dei resti.
Il teschio sarebbe conservato in una teca di vetro e utilizzato durante il rito di iniziazione.

Chi è il capo indiano Geronimo?

Capo-guerriero-Apache-Geronimo

Capo-guerriero-Apache-Geronimo

Geronimo (in ndendahe GoyatlayClifton, Arizona, 16 giugno 1829 –
Fort Sill, 17 febbraio 1909) è stato un condottiero nativo americano.
Fu uno dei più famosi capi degli Apache e per oltre venticinque anni guerreggiò contro gli
Stati Uniti d’America e alla loro espansione ad Occidente. Scrisse molti libri, uno dei più importanti fu la sua autobiografia, “My life“.

Geronimo e i suoi alleati combatterono e si rifiutarono di riconoscere come padrone il governo degli
Stati Uniti nel West.
Questa lotta giunse a termine il 4 settembre 1886, quando Geronimo si arrese al tenente
Charles B. Gatewood
 .
Nel 1894, Geronimo venne trasferito a Fort Sill (Oklahoma). In età avanzata divenne una specie di celebrità.

Cavalcò durante la parata inaugurale del Presidente Theodore Roosevelt, nel 1905. Il lungo periodo trascorso in prigionia o nel confino della riserva di Fort Sill, fu costellato da ripetuti incontri con giornalisti e fotografi, utili al consolidamento del suo mito, permettendogli di raggiungere livelli di considerazione come leader della resistenza Apache che i suoi contemporanei Apache non gli avrebbero accreditato, senza togliere alcunché alle sue indubbie doti di coraggio, astuzia e capacità nell’esercizio della guerriglia.

Caduto da cavallo, due giorni dopo morì di polmonite a Fort Sill il 17 febbraio 1909.
Oggi Geronimo riposa nel Beef Creek Apache Cemetery LawtonOklahoma.

“Il vero volto della vita è il teschio.
Nikos Kazantzakis

Seconda Parte dell’ Intervista alla Guest Star Carlo Lucarelli

Seconda-parte-Intervista-a-Carlo-Lucarelli-A-Spasso-tra-le-Comparazioni-Lara-Ceroni

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A Spasso tra le Comparazioni è lieta di presentarvi la Seconda Parte dell’Intervista alla
Guest Star Carlo Lucarelli presso la 
Bottega Finzioni (BO).
I miei più sentiti ringraziamenti, vanno alla Guest Star Carlo Lucarelli e ai suoi colleghi Beatrice Renzi, Michele Cogo, Giuseppe Cassaro, per la cortesia e l’ospitalità.

Lei è una persona molto attiva, con diversi impegni.
Com’ è nata l’idea di fondare una realtà come Bottega Finzioni e il Festival Scriba?
Non so, se sa che Hayao Miyazaki ha ripreso la nascita della sua casa di produzione da un suo cartone animato.
Mentre per quanto riguarda voi, cosa vi ha spinto verso questa direzione?

Perché Michele Cogo aveva già esperienza di scrittura e di laboratorio di scrittura, così come io e Giampiero Rigosi facevamo diversi laboratori di scrittura anche alla Holden.
Beatrice Renzi è la mia assistente, è la direttrice e fa tante cose.
A Bologna facciamo dei corsi piccoli, con un laboratorio di scrittura transitorio.
Da tutto ciò è nata l’idea di dar vita alla Bottega Finzioni che è quella di lavorare praticamente sui progetti.

Cosa mi sa dire su Festival Scriba?

Scriba è un’altra cosa che è venuta in mente a noi quando facevamo Bottega Finzioni.
Abbiamo ragionato sulla scrittura tecnica esistente, come per esempio anche la sceneggiatura è una scrittura molto tecnica. Quindi esiste un’area di mondo della scrittura che nessuno racconta mai.
Tipo?
Tipo quella propria tecnica, scrivere le sceneggiature ed è quella più nota però ci sono i bugiardini delle medicine, i verbali di polizia, le relazioni, etc.
Noi ci siamo messi a 360° a guardare tutto quello che ha a che fare con la scrittura che non sia romanzo o direttamente una narrazione di una storia e così abbiamo fatto una serie di convegni dibattiti molti divertenti. Per i bugiardini delle medicine ci abbiamo messo un autore di queste cose ossia un tecnico e Marcello Fois che è un lettore di queste cose. É venuto fuori una realtà nuova, molto divertente di cosa scrivere e che cosa non scrivere, di come si può usare quell’aggettivo o di come non usarlo etc.
Scriba è questo, ed è una bellissima idea!

Avete indetto qualche concorso a Scriba, tipo sceneggiatura?

No, credo di no. Poi non lo organizzo io.

Il Festival Scriba su che cosa si basa?

Scriba è una serie di incontri, dibattiti.

Lei viaggia molto per lavoro, lavora per la RAI, per SKY.
Come mai non lavora anche per la Mediaset, per LA7 o altre reti televisive o per la reti straniere come BBC o la NBC?

Io ho sempre lavorato per la RAI facendo Blu Notte.
Siamo stati richiesti dalla Mediaset, però fino a poco tempo fa era impossibile fare quel programma (Blu Notte) fuori dalla RAI, perché la RAI ha tutti i repertori.

Forse la RAI mette i blocchi di diritto d’autore?

Sì, lì gestisce la RAI, che è la diretta proprietaria di ogni materiale del presente e del passato.
Fare un programma per LA7 occorre comunque fare richieste precise di materiale alla RAI.
Nella Bottega Finzioni abbiamo inventato un paio di format che sono Profondo Nero in programmazione sulla rete Crime Investigation – Sky TV e le Muse Inquietanti in programmazione sulla rete Sky Arte.

Come fa a capire se ciò che realizza avrà successo?

Beh, il successo non si può prevedere.

Lei ha già dato il volto per lo spot sui videogiochi. Le è mai capitato di fare degli spot per l’antiviolenza, l’antimafia, per la polizia?
Sì ho fatto delle cose con Libera contro la violenza, ma lo hanno utilizzato per altri contesti se non è passato in tv. Uno spot vero è stato quello per la Nintendo o ho presentato dei film quando me lo hanno chiesto.

Progetti in cantiere?

Sto finendo un altro romanzo sempre con il Commissario De Luca.
Stiamo sempre pensando a Coliandro e alla Porta Rossa e poi stiamo preparando un’altra edizione di Inseparabili sempre per Sky.

Se volesse cambiare una parte della sua vita?

Niente. Va benissimo così.

Ai giovani di adesso cosa consiglia?

Beh di fare. Consiglio ai giovani che vogliono intraprendere il mio mestiere di scrittore è di scrivere, di leggere e di farsi leggere. Scrivere significa studiare, apprendere, farsi leggere.
Ho iniziato a scrivere a 13 anni e ho pubblicato il mio primo libro (Carta Bianca) che ne avevo 30. Evidentemente il talento ce lo avevo ma ci sono voluti 15 anni per svilupparlo e arrivare al successo.

Come funziona la correzione delle bozze sia in tempi passati che in tempi presenti?

In passato le bozze le correggevo da solo, rileggevo e spedivo.
Ora che ho una casa editrice invio il materiale.
Me lo visiona una redattrice, lo coregge il correttore di bozze e lo visiona l’editor, mettono le note, poi mi inviano l’e-mail, io rielaboro a seconda dei casi perché l’ultima parola è la mia.
Nel caso dei libri decide l’autore e non la casa editrice.

Nel caso delle fiction chi decide la sceneggiatura, la casa di produzione o voi?

No, siamo noi sceneggiatori che decidiamo il finale.

Conclusione

In questo articolo ho cercato di indagare sui misteri oscuri delle trafugazioni dei corpi dell’importante artista Francisco Goya e del guerriero Apache Geronimo. Ho richiamato l’attenzione sul fine ultimo che spinge l’uomo a questo gesto particolare e oltraggioso. Quasi certamente si tratta di appartenenze a sette particolari, ma non è da escludere che tutto ciò possa riguardare anche la curiosità dell’uomo rivolta a studiare e a comprendere meglio i meccanismi misteriosi, e talvolta, oscuri del cervello umano.
L’articolo si è arricchito con la seconda parte dell’Intervista alla Guest Star Carlo Lucarelli, noto e famoso giallista italiano. Lo ringrazio per la sua cortese disponibilità.

02/05/2019

Lara Ceroni

 

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